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Associazione Difesa Consumatori APS
Un titolo di Stato con scadenza nel 2045 venduto a un cliente di 82 anni.
È questa la vicenda al centro della decisione con cui l’Arbitro per le Controversie Finanziarie ha riconosciuto la responsabilità di Intesa Sanpaolo per un investimento ritenuto non adeguato.
I fatti
Nel 2021 il cliente, all’epoca 82enne, con un livello di istruzione elementare e una storia di investimenti prudenti in strumenti semplici e a basso rischio, aveva dichiarato di voler accettare solo oscillazioni contenute del capitale e di non voler investire su orizzonti temporali superiori a sette anni.
Nonostante ciò, gli veniva consigliato l’acquisto di un BTP Green con scadenza 2045, quindi con un orizzonte temporale di oltre vent’anni.
L’investimento, pari a circa 100.000 euro, ha successivamente registrato una forte perdita di valore, arrivando a circa 63.000 euro al momento del reclamo.
La decisione dell’Arbitro
L’ Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) ha stabilito che l’investimento non era adeguato, soprattutto in relazione all’età del cliente e alla durata del titolo, che superava la sua ragionevole aspettativa di vita.
Secondo l’Arbitro:
Pur trattandosi di un titolo di Stato, l’ACF ha evidenziato che una scadenza così lontana nel tempo comporta rischi concreti, legati alla volatilità dei tassi di interesse.
Il risarcimento
L’Arbitro ha condannato l’intermediario a risarcire il cliente con una somma complessiva rivalutata di 35.193,46 euro, oltre interessi legali.
La decisione ribadisce un principio fondamentale: non basta proporre un prodotto formalmente “sicuro” o appartenente alla categoria dei titoli di Stato. Ogni investimento deve essere coerente con l’età, l’esperienza, le conoscenze e l’orizzonte temporale del risparmiatore.
Quando questo equilibrio si spezza, la responsabilità ricade sull’intermediario.
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